Le Corteggiatrici Incompetenti: un racconto di stalking

Un romanzo per donne adulte che apprezzano le storie misteriose ed enigmatiche, le cui protagoniste lottano per la loro libertà.

Le Corteggiatrici Incompetenti nasce da un mio desiderio di parlare di un tema delicato, ovvero il reato di stalking. Da tempo, infatti, mi ronzava nella testa l’idea di raccontare una vicenda intricata e misteriosa con protagonista una donna vittima di minacce. Volevo una figura femminile forte, ma anche imperfetta, alle prese con due nemici invisibili: un misterioso stalker ossessionato da lei e se stessa, con le sue debolezze e paure.

Ma andiamo avanti un passo per volta.

La trama de Le Corteggiatrici Incompetenti

Ci troviamo a Molpino, un comune di mia invenzione al confine tra Italia e Slovenia. E’ il 2015 e la protagonista, Lucia, una diciassettenne annoiata e delusa dal suo andamento scolastico. Vive con i due genitori, Marta, una donna insipida e ossessionata dalle pulizie, e Bojan, un padre poco presente e nostalgico della sua gioventù.

Dopo la sua seconda bocciatura e la rottura con la sua cotta estiva, Lucia crede di trovare un po’ di compagnia in Mariella, la nuova compagna dello zio. La giovane la incontra per caso e da subito rimane affascinata dal suo aspetto: Mariella è una donna di più di quarant’anni con uno stile fresco e ipnotico, si veste bene, è ben truccata e ha qualcosa di misterioso nei suoi occhi glaciali. Lucia è estasiata da Mariella, ma si rende conto che la donna è a conoscenza di troppi particolari sulla sua famiglia. La ragazza pensa addirittura che Bojan nasconda una relazione con lei.

Spinta dalla noia e dalla curiosità, Lucia comincia a seguire Mariella e a frequentarla. Distratta da quest’amicizia e dalla sua nuova fiamma, Romeo, Lucia non dà peso alle minacce che riceve la madre: infatti, Marta è ossessionata da continui scherzi telefonici.

Solo quando anche Lucia riceve delle lettere inquietanti, si sente seguita da una misteriosa macchina azzurra e l’auto della madre viene rovinata, la ragazza comincia a preoccuparsi. Decide quindi di cercare un colpevole autonomamente. Il suo percorso, però, si rivela molto doloroso, pieno di ostacoli e le risposte ai suoi dubbi le fanno capire quanto gli adulti possano essere crudeli nei confronti di altre persone.

Il tema dell’opera: lo stalking

Le Corteggiatrici Incompetenti è il primo romanzo che decido di pubblicare.

Da qualche tempo sentivo il bisogno di scrivere un racconto sul tema dello stalking, perché è un reato a cui bisogna prestare molta attenzione, potenzialmente pericoloso e più diffuso di quanto si creda.

Nel nostro paese, i casi di persone che ossessionano, perseguitano e minacciano un proprio partner, un conoscente o un parente, stanno aumentando pericolosamente. Le vittime del reato di stalking si ritrovano spesso seguite, hanno paura di uscire di casa, di rispondere al telefono e, nei casi più gravi, anche di affacciarsi alla finestra. Il terrore di incontrare lo stalker o percepire la sua presenza diventa incontrollabile. Ecco che le vittime non sono più in grado di godersi la vita: subiscono traumi, sono costretti a convivere con il disagio e l’ansia. Superare uno shock del genere non è semplice: le relazioni personali divengono fragili, si soffre di depressione e si acquisiscono comportamenti diffidenti e aggressivi.

Si stima che 1 donna su 4 in Italia abbia subito persecuzioni da un ex partner. La metà di loro sono state vittime di stalking in modo grave.

Nel”80% dei casi, lo stalker è un uomo, solitamente in relazioni sentimentali con la vittima o perché è stato rifiutato. Nella maggior parte dei casi lo stalker non ha precedenti penali.

In Italia, lo stalking è considerato un reato penale (disciplinato dal Decreto Legge n.38 del 2009) ed è prevista una pena minima di sei mesi di reclusione. Si parla poi di anni dietro le sbarre nel caso in cui la vittima sia un minore, una donna in gravidanza o un disabile e se lo stalker è l’ex coniuge o il coniuge.

A parole sembra tutto molto giusto, ma non sempre i processi per stalking si concludono lietamente per le vittime. Spesso la giustizia è lenta e il reato cade in prescrizione: secondo l’ISTAT, il 15,3% delle vittime subisce minacce e persecuzioni più volte nella vita, anche dallo stesso stalker.

A volte succede, nei casi meno gravi, che la vittima venga istruita su come gestire le minacce e come comportarsi. E’ una soluzione plausibile? E se lo stalker diviene più violento? Contemporaneamente, lo stalker viene semplicemente ammonito. Nell’8,5% dei casi è proprio ciò che accade.

Molte volte non avviene né un arresto, né viene emanata una denuncia formale. Questo perché la vittima decide, per qualsiasi motivo, di ritirare la querela e non procedere per via giuridica. A volte, non viene individuato un vero e proprio colpevole. E’ il caso delle minacce telefoniche che avvengono per mezzo di un telefono pubblico. Come risalire al colpevole se il dispositivo non può essere rintracciato?

La vittima spesso non vuole procedere perché teme per la sua sicurezza e quella della sua famiglia, per non parlare delle spese legali e la forza d’animo che servono per affrontare un processo. In alcuni casi, la vittima non riceve alcun supporto e si sente scoraggiata nella prosecuzione della pratica.

Fortunatamente, però, nel 60% dei casi, a seguito di una denuncia, le persecuzioni cessano del tutto. Le soluzioni adottate a seguito dei processi sono: l’ammonimento, l’arresto o gli arresti domiciliari, l’allontanamento.

Ciò che più dovrebbe preoccupare il nostro sistema di giustizia, però, è il numero di vittime che non denunciano le minacce. Queste persone hanno spesso paura del giudizio dei propri cari o della comunità di appartenenza. A volte, nonostante il terrore generato dallo stalking, temono per il destino del persecutore: ciò succede soprattutto nel caso in cui lo stalker sia il padre dei propri figli o un parente stretto.

La maggior parte delle vittime che decidono di non denunciare, però, temono di non essere credute. Questo, purtroppo, accade quando le persecuzioni avvengono prima della maggior età: la vergogna, il senso di fragilità e la sfiducia nelle forze dell’ordine spingono le vittime a non parlare. E questo un sistema di giustizia evoluto non se lo può permettere.

Come comportarsi in caso di stalking

Non sono né una poliziotta né un avvocato, ma immagino che, dopo un articolo del genere e la mia ricerca per scrivere un romanzo di stalking, vi aspettiate qualche consiglio per affrontare questo reato.

Se vi sentite vittime di qualsiasi atto persecutorio (minacce, danni a vostre cose, pedinamenti…) non dovete innanzitutto vergognarvene. Lo stalking è una forma di violenza e non DEVONO esserci dubbi su chi sia il colpevole e la vittima.

Molti siti consigliano di provare a parlare con lo stalker, porre dei paletti o addirittura restare indifferenti. Io non me la sento di consigliare una cosa del genere: se il comportamento persecutorio si protrae nel tempo, anche se in modalità lievi, è bene agire subito con l’aiuto delle autorità. Le minacce, infatti, possono degenerare in fretta e bisogna troncarle sul nascere.

Denunciate. Per voi stessi/e e per la vostra famiglia.

La prima cosa da fare per tutelarsi è informare la Polizia di Stato o i Carabinieri. In questo passaggio, il molestatore riceverà un’ammonizione, ma non si procederà penalmente. Se, invece, la vittima ritiene necessario che si apra una procedura penale, può presentare una querela entro sei mesi dai fatti.

Se temete per le conseguenze di queste decisioni, esistono servizi che supportano le vittime di violenze e stalking. Tra queste, il Telefono Rosa, attivo 24h su 24h al numero 1522. Il progetto offre consulenza e assistenza sia psicologica che legale, accoglie e ascolta donne vittime di stalking e violenza domestica.

E’ importante parlarne con chi fa parte della vostra famiglia e gli amici più stretti: non solo perché vi farà sentire più supportati/e, ma soprattutto per evitare che qualcuno fornisca vostre informazioni al molestatore o si ritrovi anch’egli/ella vittima.

E’ fondamentale raccogliere le prove delle molestie: conservate i messaggi, registrate le telefonate, filmate, quando necessario e in sicurezza, i comportamenti del colpevole. L’elemento più importante sono gli orari e i luoghi dove avvengono le persecuzioni, di modo da ricostruire le azioni del malvivente.

Concludo parlando ancora un po’ del romanzo

Le Corteggiatrici Incompetenti è un romanzo in cui l’azione è scatenata proprio dallo stalking. Le vittime sono due donne, Lucia e sua mamma Marta. Il colpevole…beh, lo scoprirete solo leggendo!

Ho voluto narrare una storia drammatica che illustrasse la paura di essere seguiti e le reazioni per difendersi dalle minacce.

Ho voluto raccontare le scelte che potrebbero compiere delle donne qualsiasi: prima il rifiuto di denunciare perché si sottovaluta il problema e si teme che lo stalker possa agire ancora; poi la corsa per raccogliere le prove e il processo.

Le Corteggiatrici Incompetenti narrano un piccolo mondo nel grande universo dello stalking: è lo specchio di una parte del reato, quello perpetrato, appunto, dai corteggiatori incompetenti, stalking di tipo affettivo che cercano una persona perché totalmente incapaci di gestire le proprie relazioni, e con un finale molto raro, ma plausibile.